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“VENIAMO BRUCIATI COME CON LEGNA VERDE”

 
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16.06.2011
 
“VENIAMO BRUCIATI COME CON LEGNA VERDE”
Mano nella mano con Borgna, Binswanger, Nietsche,Weil, Jung, Panikkar, te e me.

di Patrizia Gioia

 
Sto leggendo un interessante e intenso libro di Eugenio Borgna ( psichiatra di fama internazionale e "grande vecchio") che ho anche personalmente conosciuto ed ascoltato in relazioni davvero "ispirate", dove Conoscenza e Amore sono inseparabili, e mi viene spontaneo con voi condividere quello che via via emerge anche - e forse soprattutto - nella lettura delle varie fonti del sapere : l'inseparabilità delle cose, e come queste si muovano solo nella relazione, nel dialogo con la costitutiva essenza dell'Amore, che sempre
è la differenza e come nessuno scopra nulla, ma via via il cerchio nell'acqua si allarga unitamente al nostro sguardo e alla nostra Anima, facendoci sempre più partecipi della Realtà cosmoteandrica, dove cosmo-umano-divini sono inseparabili e gioiosamente in armonia ( se per primi noi lo siamo).
Non a caso questo libro esplora molti come e perchè, illuminando le possibilità creative e distruttive della depressione e della malinconia: il dolore come sveglia alla trascendenza, per dirla alla Panikkar.

Scrive Borgna, ricordando quel che - a sua volta - scrive Binswanger ( altrro grande indagatore dell'umano "essere"):
"solo se ci si avvicina a una paziente ( o a un paziente) con una profonda attitudine dialogica e, anzi, con tutto l'amore che sia in noi si può sperare che anche l'altro-da-noi si apra ( apra il suo cuore): consentendoci di rivolgere lo sguardo alle più segrete regioni dei suoi vissuti e della sua malattia ( della sua sofferenza)."

Beh, qualcuno patito e perito nell'infertilità del copyright potrebbe citare l'amato Raimundo per copiatura
(o viceversa), mentre invece è solo fiore che “ulteriormente e in profondità “ apre e si apre nella relazione con un Tu, acqua dello Spirito che sempre feconda chi aspira ad amare e a conoscere.

Borgnia prosegue - immaginatelo insieme a noi, tutti per mano con Binswanger, Nietzsche, Panikkar –
che bello conoscere amando!- riprendendo appunto Nietzsche, che poi riprenderà anche Panikkar,
ciascuno nella sua unicità e straordinarietà, proprio come te e me:

“E per quanto concerne la malattia: non saremmo quasi tentati di chiederci se di essa in generale possiamo fare a meno? Il grande dolore soltanto è l’estremo liberatore dello spirito, in quanto esso è il maestro del “grande sospetto” ........Il grande dolore soltanto, quel lungo, lento dolore che vuole tempo, in cui per così dire, veniamo bruciati come con legna verde, costringendo noi filosofi a discendere nelle nostre ultime profondità e a sbarazzarci d’ogni fiducia, d’ogni bontà d’animo, d’ogni palliativo, d’ogni mansuetudine, d’ogni via di mezzo, di tutto ciò in cui forse una volta riponemmo la nostra umanità. Dubito che un tale dolore “renda migliori”; eppure esso ci scava nel profondo.

“Al di là, certo, delle radicalizzazioni estreme, a cui il discorso nietzscheano anche qui non riesce a sfuggire” – scrive ancora Borgna – “la sfolgorante significazione psicologica di questo discorso sta proprio nella disperata rivalutazione della soggettività e della interiorità: delle profondità abissali dell’anima solcata dal dolore e dalla sofferenza: che come dirà (anche) Simon Weil, sono le condizioni di ogni conoscenza”.
(Che bello! è arrivata anche Simon Weil a giocare con noi !.e ora, guarda, sta arrivando anche Jung...)

Ne aveva fatto robusta esperienza anche quel matto mago del dottor Jung, e il libro Rosso (che ora possiamo faticosamente – visto quanto pesa! -tenere tra le braccia e sfogliare , ce ne dice eloquentemente di quelle invisibili ma reali linee di confine dove possiamo irrimediabilmente sconfinare, Nietzsche ce ne è
da grande testimone, come aimè, molti altri.
Si sa che il tutto non è la somma delle parti e il fondamentalismo di una parte porta sempre alla morte,
non solo dell’anima (dato che separazione non v’è ).
Ho sottolineato ( oltre attitudine dialogica, tutto l’amore che sia in noi, l’altro-da-noi,)
veniamo bruciati come con legna verde, perché c’è una vigorosa frase di Panikkar che dice che -e lo dico con parole mie- : il dolore è il fumo di quel che era ancora troppo verde per essere sacrificato.

Insomma tutta questa fantastica “danza” tra questi maestri per dire che ognuno di noi è minatore, estrae alla sua maniera quel che già c’è e ci è gratuitamente offerto, a noi essere la differenza, ogni volta “tradendo in fedeltà “ con la personale e indicibile parola, ogni volta aprendo e approfondendo un nuovo orizzonte “di senso” che mai è finito, perché è nella “tempiternità” che vive “il fiore d’oro”.
Grazie dell’ascolto, buon lavoro in miniera ! ciao , Patrizia

Eugenio Borgna / NOI SIAMO COLLOQUIO / Campi del sapere – Psiche – Feltrinelli
Binswanger /uber die manische Lebensform.. Francke, Bern
Nietzsche /La gaia scienza, in Idilli di Messina, La gaia scienza e frammenti postumi (i881-1882)Adelphi
Raimon Panikkar / Opera Omnia / JacaBook editore
 
 
 

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