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21.02.2012
 
IL “CESSO” DI FREUD.
Visitare la casa di Freud a Vienna
 

Immagine Articolo

La casa di Freud a Vienna
 

Con gli amici con cui andrò presto a Vienna, si parlava del perché, tra le infinite interessanti cose, voglio andare a visitare proprio la casa di Freud, invitandomi a suscitare in loro quella passione che, sola, fa muovere anche il cu..! Perdonatemi l’espressione, che non ha alcuna volgare intenzione, ma bene rappresenta quello che l’amore per la Conoscenza attua in ognuno di noi, rendendo praticabile, perché inseparabile, la conoscenza dell’Amore.

Come fare a fare innamorare qualcuno di ciò che noi amiamo?
Ma soprattutto è giusto farlo? e perché?

Noi ci innamoriamo di qualcosa o di qualcuno quando siamo disposti ad incontrare ancora qualcosa di noi, dove l’Altro, altro non è che occasione della nostra Conoscenza. La Vita ci porta sempre quello che è bene per noi, non sempre quello che vorremmo, l’importante è però non tradire il fatto, ma tradurlo.
Non è la casa di Freud che andrò a visitare, ( che vorrei farvi visitare) ma è tutto quello che “quella casa”
ha rappresentato e rappresenta per me ( per voi?) , un alone di fascino che ancora aleggia vivo “tra” me
( tra noi ) e l’invisibile. Gli uomini e le donne che noi definiamo “grandi”, sono quelli che hanno saputo osare il rischio del nuovo, Freud ha osato sfidare tutto il falso perbenismo della Vienna del suo tempo sino al rischio della sua stessa “onorabilità”.
Solo se la perdi la trovi la Vita, e anche l’identità la si trova solo perdendola.

Leggete il bellissimo libro di Stefan Zweig che parla de “il mondo di ieri”, proprio quel vecchio mondo viennese che stava miserabilmente crollando sotto un’infinità di “non detti”; nulla è per me peggio di questa disonestà interiore, il non voler vedere e il non volersi dire che è ora di dire basta.
Potrebbe molto aiutare per il nuovo passo a cui siamo chiamati, la memoria aiuta sempre ad onorare e a non ripetere.

Per me ogni casa ha un grande fascino, la casa siamo noi, ci racconta completamente, snidandoci sempre, ogni suo angolo buio è un nostro angolo buio, ogni sua crepa, la nostra, ogni sua luce e profumo sono i nostri. Mai come nella casa ordine e disordine ci sollecitano.
Visitare “la casa” è visitare l’animo dell’umano e non è la stessa cosa del visitare un museo, nella casa
il “daimon”è presente e vitale, ci invita e ci suggerisce, ci stimola e ci impaura, ci mette a confronto con noi stessi come un museo mai farà.
La casa partecipa ad un silenzio misterioso, pieno di immagini e parole non vane che il museo
vorrebbe emulare nelle sue stanze e che solo raramente rende vivo, solo quando il “daimon”ci passa davanti invitandoci altrove, soffiandoci complice nell’orecchio : ”non è questa la mia casa”.
Un oggetto sulla scrivania di una casa, un ritratto alla parete, una pipa, una piccola statua di bronzo, una sedia, una tenda, una scala, non possono vivere in nessun altro posto con “quell’aura”, un museo può ricostituire, ma non potrà mai essere l’originale, in un museo nemmeno l’originale ha lo stesso significato
e valore che può assumere nel luogo ove è stato creato, ove è nato.

Tutto è relazione, ma non sempre la relazione è vera.

Sono attratta dalla casa e dal suo abitante, e non c’è casa di cui non conosca il suo “cesso”, qui sta
il segreto del segreto di colui che lì vive, qui la sua intimità è totale, “tra” presenza e assenza.
Mentre nella cucina vive la familiarità anche intima della condivisione, nel “cesso” vive il dolore della solitudine umana, quella consapevolezza di una solitudine che niente e nessuno potrà mai attenuare né togliere. Forse è per questo che ci vergognamo anche di pronunciarne il nome.
Poche sono le case dove il cesso è visitabile, ricordo quello aulico di d’Annunzio con un brivido; che magia quelle maioliche, il vedermi riflessa nello specchio mutò la luce e un’ombra sfiorò la boccetta di vetro accanto al lavabo facendola danzare in quello spazio dove niente era troppo, nel troppo.
Ho sempre pensato, e senza irriverenza alcuna, che moltissime delle più grandi idee siano nate proprio in questo luogo, come un parto è altra morte e nuova nascita anche un’idea.

E allora? Che ne dite di andare in Berggasse 19, nel nono distretto di Vienna...per vedere se ce lo fanno vedere il “cesso di Freud” !?
Patrizia Gioia, 20 febbraio 2012

 
 
 

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