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21.02.2012
 
SHAKESPEARE & COMPANY: la libreria
un saluto a Sylvia e George e...
 


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Immagine Articolo

 
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Chissà se aveva fatto in tempo George Withman a vedere le immagini della sua Shakespeare and Company nell'ultimo film di Woody Allen?
Chissà forse quello è stato il suo addio, qui sulla terra, prima di andare ad aprirla in cielo un'altra succursale della più "angelica" libreria del mondo, quella che sapeva accogliere ogni ospite, come se fosse un angelo.

Prima di lui, al n.12 di rue de l'Odèon, era Sylvia che aveva la libreria.
Li l'avanguardia era di casa. Joyce, Ezra Pound e D.H.Laurence guardavano dai ritratti appesi alla parete e sul tavolo c'erano opuscoli stampati a Venezia e Firenze.

Frederic Prokosch e l'amico John Dickinson Carr - una creatura dagli occhi di lemure e con una solida predilezione per i neo romantici-ci andarono alle quattro e trovarono Sylvia vicino alla porta, in un vestito
di tweed color ruggine. Aveva un viso energico e intenso, con la mascella greca e gli occhi d'acciaio.

E' già arrivato? - domandò John.
Non ancora - disse Sylvia.
E' sicura che verrà?
Non ci scommetteri - disse Sylvia.

Frederic stava sfogliando un raro esemplare della prima edizione di A lume spento quando la porta d'ingresso si aprì con un lieve scatto e nella piccola libreria si fece silenzio.
Sylvia prese il genio per il braccio e lo condusse nell'ufficio, da dove giunse a noi il tintinnare delle tazze
del tè accompagnato da un mormorio.
Frederic si spinse sino alla porta socchiusa e si preparò mentalmente a intercettare le sentenze del grande uomo.
Sentì Sylvia che diceva: si, il libro è andato molto bene. Una sorpresa. Non puoi immaginare quanti giovani bostoniani si affacciano a chiedere una copia. E' venuta anche una signora di Cincinnati con un cappellino carico di rose. Ha deciso di comperare tre copie da regalare alle sue zie.
Delizioso questo te - diceva l'altro con tono distratto - come si chiama? Darjeeling?
Lapsang souchong - gorgheggiò Sylvia - l'ho comprato da Hèdiard.
E questi pasticcini alle prugne sono eccellenti.
Li ho presi da Rumpelmeyer.
A questo punto Sylvia , vedendo Frederic spiare da dietro la porta, lo invitò allegramente ad affrontare il genio.
Ehi, voi due, fatevi avanti, non morde mica.
Frederic e John entrarono nell'ufficio in punta di piedi.
Frederic stringeva nervosamente il suo berretto tenendo gli occhi sul grande innovatore e aspettando che rivelasse le sue eccentricità.
Lui continuò a guardare la sua tazzina, assente e dispeptico, con l'aria di un medico di campagna amareggiato dalla vita. Portava un cravattino a pallini, un panciotto molto aderente e una benda incollata sull'occhio sinistro, come un fungo. C'erano in lui molte cose appuntite: il mento sottile e sporgente,
il naso fine, a punta e le dita, verdi e affilate, simili a rampini.

Beh, mi fermo qui, nel raccontarvi come ci si incontrava e che cosa ci si diceva, tra una tazza di tè e un pasticcino, alla Shakespeare and Company, per me : la libreria.
Se avrete voglia di proseguire negli incontri, comprate "Voci" di Frederic Prokosch,edito da Adelphi,
( da cui ho liberamente tratto brani di questo incontro e altri) , uno dei miei libri preferiti, scritto
da uno che sapeva descrivere fatti e persone come pochi.

Da Virginia Woolf nel suo antro alla Hogart Press ad Auden che parla di Kafka in un bagno turco, Wallace che parla di squash e Walter de la Mare che evoca elfi e fantasmi, Gide in vestaglia di velluto rosso
e Colette che elenca le sue farfalle preferite, Dylan Thomas a Ostia, Gertrude Stein che discetta sugli ortaggi, Hemingway, Karen Blixen che parla degli spiriti in Africa, Nabokov che si abbandona ai suoi ricordi di entomologo, Ezra Pound che si infuria giocando a tennisa ..e un'altra infinità di "voci" che bene si adattano alla libreria, quel luogo magico sempre più perduto.

Voglio usare le parole di de la Mare per dire quello che per me sono - sic sic erano - le librerie:
Erano un aspetto delle nostre anime, .......... Erano, in parole povere, l'essenza della nostra capacità di attenzione. Erano le orecchie tra le foglie, erano le orecchie tra le rocce. Erano le orecchie nascoste
nel profondo di noi stessi, che continuano ad ascoltare tutto ciò che diciamo: e noi dovremmo stare molto attenti, tanto più attenti quanto più invecchiamo, perchè allora ci resta poco tempo per fare la pace con l'innominabile.

patrizia gioia




 
 
 

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