20.01.2014

Etty Hillesum, "cuore pulsante della baracca". di Patrizia Gioia

 
26.10.2012

TITA su una gamba sola

 
03.09.2012

Vorrei scrivere poesie come le tue, ogni giorno un rapporto dalla città assediata.

 
26.04.2012

RIDI PAGLIACCIO. SOPHIA, AIUTO!

 
26.04.2012

DEBITORE DI ALTRUI VUOTI

 
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03.09.2012
 
Vorrei scrivere poesie come le tue,
ogni giorno un rapporto dalla città assediata.
Dedicata alla coda elettrica di Zbigniew Herbert , alla mia Wislawa e a tutta la Poesia polacca.
di Patrizia Gioia
 
Non so perchè ma i Poeti e la Poesia polacca mi penetrano come mercurio bollente in tutti gli anfratti del corpo e del cuore.
Mi curano e mi lacerano, la malinconia e l'inquietudine cucite insieme s'aprono come specchio di una grande tasca, con dentro un angelo, fortunoso nodo della trama, così che si possa insieme volare alto, in un sorriso disarmato caparbio, un sogno d'inesauribile speranza.

"C'è tanta sete ", pare dicano le bocche attraverso i denti, canne d'organo santo, parole come sagome vive dritte su tutte le rovine che ancora fumano e , sfumando, all'orizzonte spunta l'orecchio rosa del nuovo ascolto.

Mi domando sempre se davvero è solo chi ha il coraggio e la tenacia e l'umiltà di stare nella sofferenza che la può trascendere.
E gli altri? Tutti i partecipanti al fracasso? Quelli che hanno respinto la grazia dell'umorismo? quelli che non conoscono i semitoni?
Quelli che invocano per gli altri una morte violenta non sapendo che è a loro che " verrà accordata"?

Forse il Poeta è per loro che canta, per quella parte che in ognuno di noi vive vigliacca e stanca, una parte che va sedotta ogni volta,
una parte arrocchita da un grido che tocca sì il silenzio ma non lo sa trasformare in canto, una parte che non vuole sentire il fuoco
che le gli arriva alle ciglia, che le denuda il respiro, aprendo alle chiare vie della redenzione non l'anonimità senza passione.
"Alla fine la fedeltà alle cose ci apre gli occhi".

E' un omaggio il mio a nomi impronunciabili, ad una Poesia talmente sprofondata nelle viscere del mondo e dell'anima che par che dica:
" io non lo so - Amico mio - perciò
ti mando nella notte questi enigmi di civetta
un cordiale abbraccio
l'inchino della mia ombra."

Vorrei scrivere poesie come le tue, ogni giorno un rapporto dalla città assediata.
Dedicata alla coda elettrica di Zbigniew Herbert , alla mia Wislawa e a tutta la Poesia polacca.
di Patrizia Gioia

Dimmi dove sono adesso i tuoi occhietti forse azzurri
e quella smorfietta sbilenca che cadeva nel sorriso
più melanconico che conosco?

Dimmi dove sono ora le tue scintille
le tue parole dritte
le lettere che ficcavi nel mio cuore
senza sangue
con la malinconia
che scivola dallo specchio veneziano
come sapone?

Dimmi dove sono le tue mura
le vie delle città che hai attraversato
le foglie degli alberi che hai piantato
nei labirinti
delle signorine spente
nelle crepe
delle tombe storte di tutti gli
uomini vivimorti?

Dimmi perchè Dio ti ha dato per nome
lettere come scarpe scompagnate
luci di colori tanto contrastanti
una Z che precede una B
un bignie che mette una W alla fine
forse per fermare
la tanta dolcezza del tuo cuore
o per scuotere noi
uomini
inseguiti e inseguitori?

Dimmi dove la metto ora la follia
di ogni città che vedo assediata
come posso sopportarne gli insulti
i noccioli sputati in faccia
i dizionari stracciati
e l'unica lingua che sappiamo parlare
quella che ha ucciso il nostro Mistero
ora serve solo per leccare
politici ciottoli e imprenditori
per umiliare i poveri
per tradire la pietà di tutti
gli uomini buoni

Dimmi come si fa
a rimanere senza la tua Poesia
senza quell'odore di pane e naftalina
di credenze armadi dispense umane
di parole non vane?

E i tiranni?
e quel dio poliziotto
di marmo?
e quello che strappava gli uccellini
dagli alberi?
non abiteranno anche loro
la storia
come il primo violino?

Forse la sposa rimane promessa
a uomini ancora in divenire
e mentre freme la vita magnifica
nel cofanetto d'argento
come un ronzio all'orecchio
ci metto un tuo solo difetto

Quello d'esser morto
seppur senza dispetto
Patrizia Gioia, Milano, 31 agosto 2012










La preghiera del Signor Cogito viaggiatore
di Zbigniew Herbert

Signore
Ti ringrazio per avere creato il mondo bello
e molto vario

e anche per avermi permesso nell'inesauri-
bile Tua bontà di conoscere luoghi che non
erano quelli del mio tormento quotidiano
e
perchè ho giaciuto di notte nella piazza di
Tarquinia vicino al pozzo mentre il bron-
zo oascillante annunciava dalla torre la Tua
collera o il Tuo perdono

e perchè un asinello sull'isola di Corcira
mi cantava dai mantici inconcepibili dei
suoi polmoni la malinconia del paesaggio

perchè nella brutta città di Manchester ho
trovato gente buona e sensata

perchè la natura ripeteva le sue sagge tau-
tologie: che il bosco era bosco il mare ma-
re la roccia roccia

perchè le stelle giravano ed era come a-
vrebbe dovuto essere - Jovis omnia plena

perdonami - di avere pensato solo a me
mentre la vita degli altri crudelmente ir-
reversibile mi girava intorno come il gran-
de orologio astrologico della chiesa di San
Pietro a Beauvais

di essere stato pigro distratto troppo cau-
to nei labirinti e nelle grotte

e inoltre perdonami di non aver combat-
tuto come Lord Byron per la felicità di
popoli soggiogati e di aver guardato solo il
sorgere della lusa e i musei

Ti ringrazio del fatto che le opere create a
Tua gloria mi abbiano dispensato una
particella del loro mistero cosicchè ho
pensato con grande presunzione che Duc-
cio van Eyck Bellini abbiano dipinto anche per me

Ti prego di remunerare il vecchietto ca-
nuto che spontaneamente mi portò i frutti
del suo giardino nella riarsa isola natia del
figlio di Laerte

e anche Miss Helen dell'isoletta brumosa
di Mull alle Ebridi per avermi accolto alla
greca chiedendomi di lasciare di notte la
lampada accesa alla finestra prospicente
Holy Iona perchè le luci della terra si
salutassero

e anche tutti coloro che mi indicavano la
strada e mi dicevano Kato Kyrie Kato

e di prendere sotto la Tua protezione la
Mamma di Spoleto Spiridion di Paxos il
bravo studente di Berlino che mi liberò da
una situazione difficile e poi inaspettata-
mente incontrato in Arizona mi condusse
al Gran Canyon che è come centomila
cattedrali voltate a testa in giù

concedimi o Signore di non pensare ai
miei scialbi sciocchi persecutori dagli oc-
chi acquosi quando il sole scende nel Mar
Ionio davvero indescrivibile

di poter comprendere altra gente altre
lingue altre sofferenze

e soprattutto di essere umile ovvero uno
che desidera tornare alla sorgente

Ti ringrazio o Signore per aver creato il
mondo bello e vario

e se questa è la Tua seduzione io sono sedot-
to per sempre e senza remissione


Zbigniew Herbert / RAPORTO DALLA CITTA' ASSEDIATA / Biblioteca Adelphi 267

 
 
 

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