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03.09.2012
 
La Libreria: organismo vivente.
di patrizia gioia
 

Chi come me ama i libri, prima ch’essi diventino eternamente nostra carne e spirito, ha bisogno di una libreria. E, piccola o grande che sia, una libreria non è una “cosa”, o un mobile, anche necessario, come potrebbe essere una credenza o un frigorifero, no, la libreria è un organismo vivente proprio come ognuno
di noi e con noi in continuo dialogo.

Le mie sono tutte di legno bianco, ed ogni volta assumono forma differente, come se per sostenere l’enorme peso del sapere non potessero necessariamente rimanere immobili, ma continuamente danzare cercando il centro, mai fermo, che vive e crea, tra orizzontalità e verticalità, il suo ritmo.

Stamane la libreria del mio studio pare una suora, una di quelle suore pettorute, dal viso messo sempre
un po’ in ombra dalla divisa dell’ordine, due grandi ali bianche che si muovono al vento come leggero gabbiano.
Quella della camera invece, con le sue assi ricurve, pare una vecchia barca tirata in secca dalle braccia forti del pescatore, invece delle acciughe d’argento, tra le ampie fessure di legno, una formidabile pesca di libri,
di caratteri, di immagini, di colori e di odori.
Pare d’essere sulla riva in quei giorni di vento, dove tutto cambia e ogni cosa è più forte e più vicina, appiccicata al tuo corpo come tela di un quadro pronta al ritratto.

Nel corridoio la libreria è invece stretta e alta, signorina snob si muove sempre sinuosa, come su due tacchetti da tango, erotica ti invita lasciandoti sempre un po’ insoddisfatto, non sai mai fino a quanto puoi prendere lasciandoti andare. Lei i libri te li offre come i seni, in una coppa di champagne, ma non cede mai oltre il lecito, ammicca l’invito senza volerti mai possedere e tu accetti questo gioco, lusingato dall’essere il prescelto, dolorosamente certo di non essere il solo.

E’ solo in certi pomeriggi, in cui la penombra nella casa è magia, che ogni libreria perde il suo controllato controllo e, come una vergine decisa al primo incontro, si lascia deflorare aprendoti all’inaudito.

Inizia sempre un libro, che s’alza tra tutti e ti chiama e ti stana, era proprio lui che aspettavi, sarà proprio lui quello che ti accompagnerà, rinnovato Virgilio, nella selva scura che hai nuovamente da attraversare.
Non temere, lui sa meglio di te il passo e come non farti perdere, sempre che tu ti lascerai guidare.

Inizia la Commedia; la donzelletta che vien dalla campagna chiama Silvia alla finestra, il verde melograno rifà vivo il fanciullino lì seppellito, il Flauto magico raddrizza la vita e la giacca di Gregor Sansa, il piccolo Principe sveglia Finnegan che finalmente ci farà comprendere qualcosa della sua e della nostra veglia.

Capita così che un libro, rimasto sepolto da tempo sotto altri, rivoglia il suo senso e sarai tu a darglielo, sei tu che lui aspettava.
Non credere mai d’essere tu che scegli, no, noi s’ha da essere sempre e solo pronti alla chiamata.
Un libro non ti prende mai con la pistola alla tempia, nè gli serve l’impermeabile alla Bogart o il ghigno alla Highsmith, lui non fuma, nemmeno la pipa, adora il Calvados e non beve mai oltre un paio di whiskeis e sempre dopo che il bar è stato aperto, Hemingway aveva capito male la chiamata, è per quello che si è perso.

C’è anche qualche libretto che farfalleggia, qualcuno che non capisce perché è stato stampato, si, di questi tempi sono casi anche non tanto rari, ma non temete, la libreria sa proteggersi e proteggerti e li seppellisce subito, senza che mai più possano risorgere.

Ora finisco questo mio elogio alla libreria e finisco perché quella che ho dietro di me - altezzosa miscredente, ma anche densa d’una religiosità vera, senza tante pappe misticheggianti, mai confusa e sempre pronta all’umiltà coraggiosa dell’inginocchiarsi, non ai potenti, s’intende, ma a quei Wanderer che, veri lettori, partono solo senza bussola - mi dice che in cucina l’acqua bolle e la pasta è da buttare.

Si cari signori miei, le librerie mangiano e sono anche di bocca molto buona, sanno ordinare bene e come si fa a disobbedire a cotanto sapere?

patrizia gioia, 26 luglio 2012
www.spaziostudio.net
“i semi della gioia”




 
 
 

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