15.04.2012

PER DUE CHE SI AMANO. di Patrizia Gioia

 
21.02.2012

IL “CESSO” DI FREUD.

 
28.04.2008

BACON e i guanti di pelle grigia per andare in moto.

 
07.05.2007

DECOLONIZZARE L'IMMAGINARIO

 
03.02.2005

patrizia gioia racconta l'artista: tano santoro

 
Archivio »
 
 
03.02.2005
 
patrizia gioia racconta l'artista:
tano santoro
 
Tano il siciliano non può nascondere la sua superba razza d’appartenenza, perché sempre trascina per le strade della sua Milano d’adozione, non la pesantezza delle ossa, ma l’ancestrale magia della terra intrisa d’anima e mandorlo, profumata di fede e limoni.
Incontrarlo ti induce alla sosta, a prendere una granita di caffè mentre lui, appassionato e calmo, racconta sempre un po’di sé.
Lui piccolo pastore, come Giotto forse, disegnava la figura tra greggi e lane dall’odore forte, aperto l’occhio inquieto tra sterminati campi rantolanti al sole.
Bruciato dalla voglia e dall’orgoglio di giovane stambecco, sazio delle consunte isolane conoscenze, allunga a piena gamba il salto e arriva qui da noi, contemporaneo Ulisse tra gli eterni Proci.
Trova nei cortili e sui sagrati orde di bestie, tutte incatenate alle loro vecchie rattoppate idee,
trova porte sbarrate, salotti ricchi solo di chiacchera da mercato nero.
Ma trova anche la forza vera dell’Artista, quella che sboccia piano piano, radicando dentro un’albero da continuare a coltivare, un albero che non può più morire, a costo di uccidere se stesso.
Così tra le sedie di vecchie trattorie riconosce dei veri amici le parole nell’esempio, cresce il suo fermento, corre la mano cocciuta nel tormento, creare è mettere la tua carne sul pennello, è non dormire per aspettare l’incontro, non d’una bella donna che certo il corpo sazia , ma d’un colore o un tratto, un’intuizione che a intermittenza illumina altri piani, e, come verbo novello, fa dell’orizzonte un nuovo punto di partenza.
L’arte raccontata è convenzione, legge tracciata per segnar confini ad un’umanità che necessita di avere da altri dimensione, umanità che non regge il vuoto, senso dell’esistenza, umanità che teme l’esser suo caduco, che le appare vano e, invece, altro non è che partecipazione alla Creazione, esperienza di quel divino che tutto permea e da cui tutto nasce.
Ma l’artista è un perenne borderline, un maniaco del precipizio, un visionario d’altre realtà, pellegrino perenne dell’Inconscio, grande fonte d’energia creatrice e distruttrice, dove attingere al pozzo dell’immortalità attraverso l’incarnazione di ciò il Daimon imperterrito chiede.
E Tano sa che il Daimon non permette disobbedienza, sa che il Daimon costringe a guardare nella profonda Verità, smascherando i sosia della dea della Bellezza.
Tano sa che il Daimon tiene perennemente in bilico, facendo dell’Artista un eterno trapezista dalla vita, senza mai rete.
Il compito che ci è dato dalla vita è di impegnarci per la nostra nascita, sino a donarci quale dono alla stessa divinità che ci ha voluto.
Tano, in qualità d’Artista, dipinge e vive affichè ritratto e vita non siano dicotomici e in soffitta come quelli del disperato Dorian Grey.
Terribile sarebbe, in quel grande giorno, scoprire di non essere stato ciò che sei.

Patrizia Gioia
Milano, maggio 2002
 
 
 

Per informazioni relative a che cos’è SpazioStudio, agli incontri ed alle iniziative in programma »

Per richiediere la disponibilità di SpazioStudio per: mostre, esposizioni, presentazioni di libri, letture, ecc. »