26.10.2012

CONVEGNO "L'ECONOMISTA MISTICO"

 
03.09.2012

L’uomo che ha saputo dire no al non essere Uomo.

 
03.09.2012

La morte di un Uomo buono.

 
10.04.2012

IL PARADISO NON SOLO NON HA POSTO SEDUTO MA E’ SEMPRE PERDUTO.

 
10.04.2012

Album dei ricordi di un traduttore.

 
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21.01.2007
 
DONNE E TECNOLOGIA.
IL DIAVOLO E L'ACQUASANTA?!!
Riflessioni sul femminismo a confronto con l'interculturalità. di Patrizia Gioia
 
DONNE, TECNOLOGIA .
IL DIAVOLO E L’ACQUASANTA?!

Donne e tecnologia, subito una parte di me insorge: il diavolo e l’acqua santa!, senza affatto stupirmi del luciferino paragone, che invece credo possa stupire, se non tutte, alcune delle donne relatrici al Convegno ManagerItalia e Futuro al Femminile, tenutosi il 18 gennaio 2007 a Milano e al quale ho partecipato con vivo interesse..

Sarebbe potuta essere una domanda, la “regina” del convegno, per esempio: come mai le donne non si “appassionano” all’informatica? - che sarebbe stato un modo femminile di interrogarsi-, invece è stata una affermazione -decisamente ancora maschilista- il motivo conduttore: informatica che “non decolla” nelle femmine.

Forse il lato più femminile l’ha espresso l’unico maschio presente al tavolo, Paolo Magrassi, che
ha portato in evidenza come i nostri pregiudizi possano quotidianamente renderci ciechi degli effettivi cambiamenti in atto.
Anche se il simpatico Magrassi , forse, non si è reso conto a tutt’oggi che, movimento femminista e movimento “negritudo”, (che lui ha illuminato e sui quali è stato illuminato, non sulla via di Damasco, ma in una cabina di aereo il cui comandante era una donna in tempi decisamente sospetti e da una collega nera americana), non sono affatto diversi, pur se nati e radicati in culture differenti, ma partono entrambi da un “sentirsi vittima” e al non riuscire a debellare in sé la terribilità di questo virus, sapientemente allevato in vitro da chi sa bene come usarne tutta la mortifera virulenza.

E questo virus è ancora ben attivo nella stragrande maggioranza delle donne d’oggi, che dovranno mettersi a confronto, affinchè davvero possa cambiare qualcosa in loro, anche con l’interculturalità.
E dico questo perché, da quando mi sto confrontando con le culture che noi chiamiamo del terzo mondo e che, non tutte purtroppo, ma alcune ancora resistono al nostro “mondo”, mi sono aperta
ad una visione sconcertante della nostra continua colonizzazione, di cui non ce ne rendiamo nemmeno più conto, ma di cui noi stesse ne siamo vittime.

Ma proseguiamo nel convegno.
Alcune interessante domande: la tecnologia è neutra da un punto di vista sessista?
Se la tecnologia fosse agita dalle donne forse che un termine tipo “abort” sarebbe utilizzato?
E poi affermazioni e termini, alquanto dittatoriali e, come tali, disumane:
Risultati! Parliamo di risultati.
Segregazione verticale diffusa.
Immatricolare, nel senso di iscriversi ad una facoltà.
Guardiamo alle organizzazioni anglosassoni in fatto di performance.

Le belle signore relatrici erano tutte in tailleur di taglio, diciamo classico, per non dire maschile e
naturalmente lo era anche il simpatico Magrassi! Chi copia chi?

La mia non vuole essere né una critica, nè la relazione del convegno, ma è un tentativo di dialogo dialogico e non dialettico, è un provare a guardare da un altro punto di vista, includendo comunque, il mio passato di donna, inseparabile da quello, sempre mio, di donna manager e inseparabile dal mio presente di donna che tenta di svelare prima di tutto in sé stessa tutti i terribili condizionamenti, a cui ha ignorantemente aderito, e che fanno parte integrante della nostra visione, diciamo occidentale, impedendoci così di aprirci ad un “diverso” – anzi, sto imparando a comprendere sino in fondo il senso creatore della parola, così che userei: “differente” invece di “diverso” , perchè la parola è “energon” energia e crea realtà. “Diverso” contiene un “versus” cioè “un contro”, invece che un “in-contro”, movimento trasformativo che potrà solo fecondarci e non colonizzarci, cosa che ancora ciecamente facciamo, subendone anche le conseguenze.
Se non facciamo ogni volta in noi questa necessaria interrogazione, continueremo a perpetrare quella coazione a ripetere dove i ruoli vittima-aguzzino, si alterneranno sempre in un gioco al massacro e senza alcuna possibilità di nuova nascita.
Ci stiamo da soli costruendo la nostra estinzione.

Perché dico tutto ciò? E parlo per ora solo stando nel tema del convegno.
Perché quello che temo, e che vedo, è che ancora una volta la donna parla, utilizza e vive anche la tecnologia in termine di colonizzazione e non solo in modo maschile. Non la relativizza, ma la fa diventare “mani”, non solo sulla città, come descriveva per altro ambito, comunque non separabile da questo, (chè nulla è separabile) un bel film di Rosi, ma sull’intero universo.
E ciò che è stato riportato nel convegno “ le donne non sono disoccupate, ma inoccupate, nel senso che non cercano più lavoro”, mi pare possa essere una buona partenza per iniziare seriamente ad interrogarci. Uomini e donne e le altre culture, insieme, in uno scambio di “mutua fecondazione”.
Chè ogni cosa contiene in sé gli opposti, ecco la difficoltà da tener sempre presente e da far convivere, non c’è nulla di per sé giusta o sbagliata, si tratta solo di che utilizzo ne facciamo.

Nel convegno si è parlato di paradosso danese. E perché paradosso?
Non vi sembra invece un movimento su cui riflettere, come se femmine e maschi si siano amorevolmente assunti e spartiti i compiti più adatti alle loro specifiche peculiarità, senza sentirsi per questo deprivati di qualcosa.
Una Nazione che vede in atto il ruolo del femminile nel sociale ( allevamento dei bambini, assistenza per gli anziani, cura per i malati) e il ruolo del maschile nel privato ( tecnica, finanziaria, managerialità).
Del resto, quando la comunità europea, universalizzando la parola” paghetta settimanale” alla parola “sfruttamento dei minori”, voleva obbligarli a togliere questi lavoretti, che i ragazzi fanno volentieri per poter esaudire i loro piccoli desideri, ha avuto la risposta che si meritava, cioè, “ai figli nostri ci pensiamo noi!
Ma lo sapete che esiste un movimento formato da milioni di bambini nel mondo che dice “si al lavoro minorile, no allo sfruttamento!”, perché per molte nazioni (e lo era anche per noi con la bottega artigianale, con l’apprendistato, non dimentichiamocelo), il lavoro è un’attività formativa, proprio come dovrebbe essere la scuola-sic!-. Si impara anche guardando l’altro, ( anzi spesso si impara meglio, piuttosto che abbandonati e soli davanti al compiuter o allla tv), si impara iniziando a muoversi sotto lo sguardo di un più grande, che ti consiglia, ti corregge, ti guida.
Non vi pare il ruolo del genitore? Del vero Maestro?

Come mai questo disamore? Questa mancanza di passione? Che cosa impedisce alle donne di muoversi verso questo mondo dell’informatica in maniera creativa, in un rapporto -e non apporto- veramente generativo, che solo la donna potrà invece fare, proprio attraverso la sua peculiarità, la sua differenza di genere , la sua femminilità.
Ancora una volta la donna “è vittima”, ma la smetterei di dire che è vittima del maschile (chè mi pare anche lui navighi in non buone acque!) , ma soprattutto è vittima di sé stessa, di una mortifera chiusura che potrebbe invece aprirsi, per esempio, leggendo l’ultimo numero di InterCulture, che ha come tema “il femminismo a confronto con l’interculturalità”, dove donne di culture diverse portano la loro esperienza ed il loro differente modo di “sentire” l’essere donna.
Questo differente sentire di essere donna non è cosa da poco, è stato per me illuminante sui differenti “sentire” dell’umano e non solo dell’umano. Chè i generi sono assai e non neutri!
Noi continuiamo ad esportare “parole universali”, come “diritto” per esempio, senza renderci nemmeno conto che di “universale” non c’è nulla, nemmeno la tecnologia!
Non esiste un solo grande problema dell’umanità che potrà essere risolto da una sola cultura.
Questa è la nuova rivelazione, una rivoluzione senza violenza alcuna.

Sarà altro il modo “femminile”di porsi verso il mondo dell’informatica ( e non solo quello), rispettando e dialogando con quello, differente, del maschile, e differente di altre culture da incontrare, così che tutti i generi possano creativamente ritrovare quella passione Eros, (conoscenza e amore sono inseparabili) che trasforma la vita, dove il lavoro -l’Opus- è inseparabile dall’essere che lo fa. Una intra-azione ( sentite che bello!, a me pare un movimento musicale ed armonico questo termine usato dalla fisica Karen Barad (1996 1998) per indicare che le entità coinvolte non sono predefinite, ma emergono nel corso dell’attività stessa!

Solo così, in questo movimento in armonia, diventerò un umano integrale ed appagato, che trasformerà l’energia di quella spinta profonda che sente dentro e che gli corrisponde e che lo rende gioioso, pur nelle mille problematiche che la vita quotidianamente porta, in Amore che passerà nel mondo trasformandolo.

Ascoltiamo veramente, e potremo farlo solo se prima e sinceramente lo faremo in noi, ciò che i nostri figli “chiedono”, anzi dobbiamo tentare di aiutarli ad estrarre la loro unicità, la loro preziosità che vive nel profondo, ecco ciò che non solo la famiglia, ma la scuola e il mondo del lavoro dovrebbe aiutare a fare. Non si tratta –solo- di fargli imparare le lingue, né si tratta –solo- di farli studiare all’estero, si tratta –anche- di aiutarli ad incontrare le differenze interne ed esterne e ad assumerne la responsabilità creativa e partecipativa.
Quella “maieutica”, una pratica amorevole all’ascolto dell’altro e non un induzione a delinquere, perché se devo fare qualcosa che non sento, che non mi appartiene, che non mi appassiona, che non mi fa vivere, che non comprendo e che non comprende, non potrò partecipare al continuo e vivificante movimento armonico che mi farà uomo integrale inseparabile dall’Altro, dal mondo e dal divino ( che nulla è di dogmatico e dottrinale, ma solamente una partecipazione profonda, sacra al movimento della vita ). Ed errerò infelice, perdendomi la straordinaria possibilità di essere Uomo.

Ecco ancora una possibile risposta ad una domanda emersa al convegno sul perché la donna è sempre più fumatrice. Non perché imita il maschio, ma perché ancora “vittima” del suo silenzio interiore, una schiavitù che ancora la incatena e le impedisce di essere ciò che lei è, profondamente, umanamente, sacralmente.
Quello che purtroppo sta accadendo a molti dei nostri figli, chè ricordiamocele le parole di uno non facile a dire trombonate, come bene dice Magris, “le colpe di padri ricadranno sui figli”.

C’è una stupenda poesia , che vorrei avere scritta io, e che è invece della mia poetessa preferita Wislawa Szymborska,, la dedico a noi tutti, uomini e donne, perché possiamo davvero iniziare a diventare esseri umani, a rincontrarci, non in un corridoio o fuori per la sigaretta, a guardarci negli occhi e non virtualmente e per di più pieni di filtri, ad ascoltare il cuore e non il profit o l’audience, ad usare la parola creatrice e non distruttrice, ad incontrare le novità dell’altro e il loro differente essere Uomo e a metter nel mondo la passione, l’Eros, che uscirà da noi, senza fare più vittime, solo quando assumeremo tutta la responsabilità della nostra profonda bellezza e delle nostre più terribili nefandezze e di questa inter-in-dipendenza dove ogni nostro gesto “opera” e” coopera” in una relazione e in un continuo movimento trasformativo con l’altro, con la natura e col divino.

“Scrivere il curriculum”

Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
È bene che il curriculum sia breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
E malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu,
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
E il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta


Grazie, mi piacerebbe continuare, insieme, questo dialogo.

Patrizia Gioia, 20 gennaio 2007

Curatrice di:
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InterCulture
rivista dell’Istituto Interculturale di Montreal
edizione italiana a cura dell’associazione INTERCULTURE
Città Aperta Edizioni
presentazione del n. 6
Il femminismo a confronto con l’interculturalità

InterCulture n. 6 - settembre/dicembre 2006
IL FEMMINISMO A CONFRONTO CON L’INTERCULTURALITÀ
Il femminismo non è un fenomeno nuovo nella storia dell'umanità. Possiamo constatare la presenza di molte correnti di questa dinamica sociale in tutte le culture e in diversi periodi storici.
Qui vogliamo rivisitare la forma modernista del femminismo, con le sue varie ideologie nate in seno
all'Occidente moderno, e analizzare il suo atteggiamento missionario nei confronti delle altre culture del mondo.
I movimenti di liberazione della donna e i movimenti femministi modernisti di oggi trovano il loro
schema di riferimento nel paradigma evoluzionistico «tradizione-modernità» e sono segnati dai
processi storici delle società occidentali e dalle percezioni della realtà femminile presenti al loro
interno.
Il femminismo fondato su una filosofia «sviluppista» e su programmi di miglioramento della
situazione delle donne continua a riprodurre l'immagine della donna come vittima.
Questo numero di InterCulture cerca di rovesciare la tendenza riduzionista a vedere le donne come
vittime, una tendenza che troppo spesso demolisce la visione che le donne hanno di se stesse come
parte integrante delle collettività sia umane che diverse dall'umano.
Lo scopo è recuperare il femminile come sorgente e sostegno della vita nelle collettività umane e
diverse-dall'umano, esplorando le varie esperienze del femminile che affondano le radici in terreni
culturali, spirituali e filosofici non modernisti.
(dalla prefazione di Kalpana Das e Frédérique Apffel-Marglin)
Il dossier:
! Femminismo «sviluppista» e neocolonialismo nell'area andina
di Frédérique Apffel-Marglin e Loyda Sanchez
! Mandala Gaia: una visione «eco-tealogica» della tradizione shakta dell'India
di Neela Bhattacharya Saxena
! L'esperienza femminile nell'Islam «orale»: una testimonianza
di Leila Ahmed
! Identità e differenza: teorie critiche negli studi di genere e post-coloniali
di Rita Monticelli
nei numeri precedenti
n. 1
gennaio/aprile 2005
IL TERRORISMO
DEL DENARO
(prima parte)
n. 2
maggio/agosto 2005
VISIONI DEL MONDO
IN COLLISIONE
n. 3
settembre/dicembre 2005
DIVERSITÀ
DI CULTURE EDUCATIVE
n. 4
gennaio/aprile 2006
IL TERRORISMO
DEL DENARO
(seconda parte)
n. 5
maggio/agosto 2006
LA CULTURA
DEI DIRITTI DELL’UOMO

 
 
 

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