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Visita ad Heiner Hesse

 
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24.08.2008
 
Visita ad Heiner Hesse
in suo caro ricordo, alla maniera di patrizia Gioia
 


Sono andata, poco prima che morisse, a trovare Heiner Hesse nel suo mulino.
Un luogo magico, isolato ai margini del bosco.
La porta di legno era aperta, leggera ed emozionata sono entrata.
Lui mi aspettava, sdraiato su una lunga sedia, davanti ad una grande vetrata che dava sul selvaggio e verdissimo giardino.
Era bello, colmo di vecchiaia come un antico albero, la somiglianza con suo padre era inquietante, vestito di bianco e azzurro, azzurri erano anche i suoi intensi occhi trafitti dal sole.
Come nel mare affondai, il mio sguardo nel suo, senza più confini, libera da tempo e spazio, fui lambita in quel profondo azzurro anche dall’abbraccio di suo padre.
Un momento indimenticabile.

Parlammo poco, il silenzio era pieno di voci, mangiammo frugalmente ed elegantemente seduti in giardino, l’uno di fronte all’altra.
Ci trovammo ad alzare insieme lo sguardo, gli occhi negli occhi, come due amanti al primo incontro, attenti a scrutarsi, a rubare l’uno all’altra ciò che le parole non diranno mai.

Rientrando nel mulino, con un sorriso dolce e quieto, mi disse di ritenermi libera di prendere ciò che desideravo.
Ero confusa, felice e un po’ spaventata.
Ero con il figlio del mio amato poeta, carne della sua carne, dentro le cose che lui aveva toccato, visto, amato, creato.
Ero dove il desiderio “puro”, il desiderio senza scopo di possesso, conduce; proprio come lui aveva scritto in Demian: “ se vuoi fortemente qualcosa, prima o poi questo qualcosa arriva, e non è stato la volontà a portarlo, ma il tuo stesso desiderio”.
Tutto intorno a me parlava del mio amato Poeta, lui era stato per me il padre che avevo perduto da bambina, lui mi aveva accompagnata per mano davanti alla stretta porta della Conoscenza.
“A te ora la responsabilità di essere incamminata verso l’Uomo” mi disse, lasciandomi rassicurante e serio la mano.

Libri, prime edizioni, acquarelli, sassi, piccole sculture, disegni, stranezze, memoria, densità di vita.
Prendere che cosa, se stavo avendo già tutto?!
Ero felice.

Mi misi in attesa. Lasciai il mio sguardo vagare, perdersi con me.
Tutto era in ascolto, dentro e fuori di me.
L’attenzione cadde su un piccolo libro. Mi stava invitando a prenderlo.
Emozionata, come un bellissimo fiore, lo colsi dalla libreria, leggendone il titolo: “Il mio credo”.
Timida lo porsi ad Heiner chiedendogli una dedica.
Scrisse, con una delicata scrittura e in incerto italiano:
“Grazie a Patrizia, che è venuta oggi a trovarmi nel mulino. 28 maggio 2001”.
 
 
 

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